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Storia dell'agricoltura in provincia di Gorizia

La famiglia Ritter e l’investimento in agricoltura nel XIX secolo.

(Contraddizioni goriziane e innovazioni agrarie).

di Luchitta Alberto

 

Il passaggio all’investimento nel settore fondiario rappresenta tradizionalmente una fase quasi obbligata per le classi mercantili in periodo medioevale e moderno. Il possesso terriero è, a volte, passo necessario verso la nobilitazione e il consolidamento dello status sociale; in un’ottica razionale e borghese, però, offre garanzie nei confronti dell’aleatorietà del commercio e assicurazione contro le perdite di capitale. L’acquisto di terreni agricoli è anche per la famiglia Ritter parte non secondaria nella diversificazione del rischio nella loro veste di imprenditori.

Il primo investimento nel settore terriero effettuato da Cristoforo Ritter risale al 1830. Egli acquista dal conte Coronini la Signoria di S. Daniele del Carso[1]. La Signoria è acquistata “con tutti i diritti reali e signorili di caccia, pesca, laudeminiali, giurisdizionali ed altri come venne amministrata[2]. Cristoforo Ritter, in questa fase, intende garantire un supporto concreto alla sua posizione sociale nell’ambito dell’aristocratica Gorizia, dove, nel 1819, ha trasferito i suoi interessi mercantili. L’acquisto segue di poco la nomina a barone di Zahony e Salomon, in Ungheria, avvenuta nel 1829. Non abbiamo ulteriori notizie in merito alla gestione della signoria di S. Daniele da parte di Cristoforo. Dopo la sua morte, la proprietà passa al primogenito Enrico Guglielmo, secondo il testamento del 27 giugno 1837[3]. Le informazioni in merito alla gestione della proprietà di S. Daniele continuano ad essere avare, a parte un documento relativo ad una causa promossa da Enrico Guglielmo, per ottenere il riconoscimento di proprietà di alcuni edifici da parte del venditore Coronini[4]. Nel 1854, infine, Enrico Guglielmo Ritter vende la signoria a Giuseppe Fabiani[5].

Più articolato e positivo l’atteggiamento nei confronti dell’investimento terriero da parte di Ettore e di Guglielmo Ritter. Nel 1849 Ettore Ritter è presidente dell’Accademia Agraria di Gorizia, illustre consesso fondato nel secolo precedente. L’Accademia goriziana, in realtà aveva condotto attività discontinua, e forse non incisiva, nella prima metà del secolo XIX, ma le cose cambiano nella seconda metà dell’Ottocento sotto la spinta di nuove conoscenze agronomiche e realizzazioni tecniche che giungono a maturazione in quel torno di tempo. Da ricordare che, se nel 1851 Ettore Ritter assume la presidenza della neo costituita Camera di Commercio e Industria goriziana, il fratello Guglielmo rimane attivo presso l’Accademia Agraria, come vicepresidente, dal 1871 fino alla morte, avvenuta nel 1885. Presso l’associazione, Guglielmo svolge una cospicua attività per introdurre nuovi metodi colturali e per contrastare la decadenza della bachicoltura goriziana, fonte di reddito per il ceto colonico, ma insidiata da disastrosi parassiti. Le malattie e lo sfavorevole andamento climatico non sono, però, i soli nemici dell’agricoltura goriziana. Le nuove tecniche e le moderne macchine agricole sono avversari altrettanto temibili dei parassiti.

 

Cenni sullo sviluppo delle conoscenze e delle tecniche in agricoltura tra Settecento e Ottocento.

 

L’Ottocento è, nell’immaginario storico, il secolo della Rivoluzione Industriale, del treno, del motore a scoppio e dell’elettricità. Vero è che gli uomini di quel tempo sono in grado di costruire la prima grande sovrastruttura tecnica globale (ferrovie, collegamenti con navi a vapore, nuove tecnologie dell’immagine e della rappresentazione[6]). I semi del progresso scientifico settecentesco sono alla base di nuove tecnologie valorizzate dal capitale borghese in diverse fasi lungo tutto il secolo. Anche la scienza agronomica, però, allunga il passo nel “secolo del progresso”. Dopo un periodo di lunga gestazione, s’acquisiscono nella cultura agronomica corrente i principi della fisiologia delle piante e delle loro necessità nutrizionali. Autori come Arthur Young e Albrecht Thaer ampliano i margini di conoscenza grazie alla loro opera di divulgatori[7]. Determinante è l’opera di Justus Liebig, che nel suo “La chimica applicata all’agricoltura ed alla fisiologia”, getta le basi di un corretto  approccio, scientificamente impostato, ai meccanismi nutrizionali delle piante[8].

Esiste, però, anche un’azione di sinergia con le nuove tecnologie industriali. Nella seconda metà del XVIII secolo in Inghilterra l’industria siderurgica produce acciai e componenti in ferro migliori e più economici rispetto al passato. Così nel 1771 è costruito in Inghilterra il primo vomere completamente in acciaio. Nello stesso anno, nell’Essex, John Brand realizza il primo aratro completamente in ferro.

Il rinnovamento dei materiali permette il perfezionamento di macchine da impiegare nelle operazioni agricole.

La storia delle macchine in agricoltura nasce con gli sforzi di meccanizzare la semina: ci si rende conto, infatti, dell’inefficienza della semina a spaglio che comporta un’ineguale distribuzione della semente. Già nel 1670 un pioniere italiano, Giuseppe de Locatelli, propone una macchina seminatrice utilizzata per la prima volta in Carinzia, ma sperimentata anche in Spagna. Nel 1701 nasce la seminatrice dell’inglese Jethro Tull. Nuove macchine e miglioramenti di questi prototipi si susseguono senza sosta fino alla seconda metà dell’Ottocento.

Nel 1786 Andrew Meikle mette a punto l’efficiente trebbiatrice a rulli, che riduce il costo di un’operazione tradizionalmente imperfetta e costosa come la trebbiatura. Nel 1826 Patrick Bell brevetta la prima efficiente mietitrice meccanica, seguito da Cyrus Hall McCormik nel 1831: grande successo di mercato arride a queste macchine nella seconda metà dell’Ottocento, grazie alla struttura estensiva dell’agricoltura americana.

 

Fig. 1

 

Modello di erpice pesante.

Tratto da Landwirtschaft und landwirtschaftliche Gewerbe und Industrien, Berlino 1897.

 

 

Fig. 2

 

Schema di aratura meccanica tramite locomobile (caldaia a vapore mobile).

Tratto da Landwirtschaft und landwirtschaftliche Gewerbe und Industrien, Berlino 1897.

 

Il perfezionamento e la diffusione delle macchine agricole comporta nelle agricolture più estensive e votate all’esportazione un enorme impatto in termini di diminuzione di costi e di ore lavorate. Se nel 1830 la produzione di 1800 litri di frumento esige 144 ore lavorative, nel 1896, negli Stati Uniti, si scende a 22 ore lavorative. Tra il 1830 e il 1896, pertanto, è raggiunto un risparmio di tempo pari all’85,6 per cento, e di costo dell’ 81,4 per cento[9].

La meccanizzazione dell’agricoltura americana permette l’esportazione di grandi quantità di prodotti agricoli, ed in particolare grano, verso la congestionata Europa. L’agricoltura europea legata a spazi ridotti, o ad antiquati metodi di produzione, non è ancora in grado di utilizzare al meglio le nuove macchine[10]. A partire dagli anni Ottanta del XIX secolo l’afflusso di prodotti agricoli a buon prezzo dagli Stati Uniti mette in ginocchio la struttura agricola europea[11]. Per aree come il Goriziano, già strutturalmente marginali dal punto di vista produttivo, il fenomeno è devastante.

La situazione dell’agricoltura nel Goriziano e la posizione dei Ritter.

Alla metà dell’Ottocento il Goriziano era, pertanto, tra le aree in cui dominavano tecniche antiquate e rapporti contrattuali contrari all’aumento della produttività. Vari autori, come il Bianco[12], hanno già posto l’accento sulla deleteria influenza dei rapporti di colonato (stipulati tra famiglie contadine e proprietari) sulla produttività dell’agricoltura comitale. Questo tipo di contratto impediva, sostanzialmente, investimenti e processi innovativi nei lavori delle campagne. In un articolo pubblicato nel 1850 sulla “Cerere”, organo di stampa della Società Agraria goriziana, si lamenta la scarsa considerazione in cui è tenuta l’opera d’amministrazione dei grandi e piccoli possessi agricoli dell’agro provinciale. Gran parte dei proprietari preferiscono seguire le libere professioni e gli impieghi statali, abbandonando la gestione dei fondi alle pratiche consuetudinarie dei coloni e dei fattori[13]. É proprio su questo punto, preferendo cioè l’amministrazione diretta delle proprietà, che Ettore Ritter rompe con la consuetudine. L’acquisto dei fondi aquileiesi, bisognosi d’investimenti, ma suscettibili di grandi e potenziali incrementi produttivi, rientra in un’ottica imprenditoriale, mai trascurata dal brillante erede di Cristoforo Ritter. Il primo viaggio d’affari di Ettore Ritter, così scrive il figlio Eugenio nella Cronaca della famiglia, ha per obiettivo, nel 1837, l’acquisto di un cospicuo stock di barbatelle della regione del Reno, da impiantarsi nella tenuta di S. Daniele. Da ricordare, inoltre, che Ettore, in gioventù, è inviato per alcuni anni in Inghilterra, il paese europeo più avanzato non solo in campo industriale ma anche agricolo. La sua determinazione a perseguire il progresso e l’innovazione in ogni settore sono riconosciuti dalla Società Agraria[14], che, nel 1874, lo nomina membro del comitato istituito per studiare un progetto complessivo per la regolazione dell’Isonzo e per l’irrigazione dei terreni sulla sponda destra del fiume[15]. Offerta declinata, però, dal Nostro, evidentemente troppo impegnato nella gestione delle sue imprese.

Nel 1873, dopo poco più di venti anni, un articolo su Atti e Memorie della Società Agraria di Gorizia delinea una situazione drammatica[16]. Riprendendo un articolo dell’organo di stampa del Comizio agrario centrale della Sassonia prussiana, per sommi capi l’articolista goriziano pone l’accento sull’incremento dei costi di produzione (salari, concimi, difficoltà del credito), sulle  difficoltà dei trasporti[17], sull’esorbitante tassazione, ma, soprattutto, sulla staticità dei metodi agricoli dell’agricoltura comitale[18].

Nell’articolo della “Cerere”, precedentemente citato (1850), sono ricordate altre pratiche agrarie suscettibili di miglioramenti: la scarsa cura per gli animali, ad esempio, che si concreta nella perdita quasi completa del concime animale, e la dannosa associazione tra alberi da frutto, viti e cereali. Quest’ultima pratica si ricollega all’antica “piantata padana”[19], resa necessaria dai contratti di “colonato”: la convivenza di diverse piantagioni nell’ambito della “piantata” risponde allo scopo di assicurare i pagamenti dei diritti proprietari da un lato, e la sopravvivenza della famiglia contadina dall’altro. I proprietari più avveduti si rendono conto che la scarsa specializzazione dello colture  sui fondi goriziani insidia la qualità della produzione e, quindi, riduce i suoi spazi di mercato. Ancora una volta, il detto articolo pone l’accento sui rapporti contrattuali, come chiave per risolvere le difficoltà produttive dell’agricoltura goriziana. Nei decenni successivi, però, i progressi in quest’ambito sono inesistenti. Nel 1880, così si legge in un articolo nelle Memorie della Società d’agricoltura di Gorizia: “ Abbiamo detto che la seconda fra le principali cagioni di malcontento dei contadini, quella precisamente che li disaffeziona dal fondo che coltivano e dal luogo che li vide nascere, risiede nella durata eccessivamente breve dei contratti di fitto, i quali si stipulano di regola per un anno solo, sebbene con la condizione che abbiano a considerarsi tacitamente rinnovati di anno in anno ove non avvenga la disdetta in tempo utile da parte dell’un contraente o dell’altro. È però cosa di tutta evidenza che tali contratti  rendono oltre ogni dire precaria ed incerta la condizione dei coloni, e precario, del pari, lo stato di coltivazione dei terreni, perché basta il più piccolo turbamento nei rapporti fra proprietario e colono per provocare a fin d’anno lo scioglimento dell’affittanza[20].

Fig. 3

 

Immagine della cosiddetta “piantata padana” con sostegni vivi per le viti.

 

Purtroppo, nonostante l’esempio dei Ritter e di altri pionieri della gestione diretta come il Chiozza, o i Levi di Villanova di Farra[21], nella seconda metà del XIX secolo la possidenza goriziana paventa, per la massima parte, l’abbandono dell’antiquato sistema degli affitti colonici. Le cause di questo atteggiamento risiedono nell’abito mentale tradizionalista e classista, e nella difficoltà di reperire capitali a buon prezzo per gli investimenti. Nel frattempo, la produzione del prodotto commerciale per eccellenza dell’agricoltura goriziana, il vino, cardine delle rendite dei possidenti goriziani, subisce una caduta disastrosa. Già nel decennio Cinquanta dell’Ottocento le vigne sono aggredite da devastanti parassiti. Dopo la crittogama oidio e la peronospora, un fungo che si fissa sulle foglie impedendo la normale maturazione degli acini, altre malattie s’aggiungono a queste in un tragico crescendo: il vaiolo della vite (già noto), il black rot e il White rot (dal 1870), quest’ultimi provenienti dalle Americhe. Ultima in ordine di tempo, ma, forse, peggiore di tutti è la fillossera, piccolo insetto che attacca le radici delle viti. Proveniente, probabilmente, dalle Americhe, resiste a tutti i tentativi di combatterla[22]. La produzione di bozzoli serici, altro caposaldo dell’agricoltura goriziana, è anch’esso insidiato da parassiti che trasmettono varie malattie: “corpuscoli, calcino, macilenza, giallume[23].

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 4

 

Foglie di vite attaccate dalla peronospora.

Da “Atti e Memorie della Società Agraria di Gorizia”, fascicolo anno 1892, p. 97.

 

 Le conseguenze sono gravissime per coloni e proprietari. La distruzione delle viti ripropone la necessità di prendere in mano la gestione delle tenute, di utilizzare manodopera salariata, ben trattata e ben diretta, secondo i moderni dettami della moderna tecnica agronomica, di effettuare investimenti in edifici e macchine[24]. A proposito della meccanizzazione, in un articolo su “Atti e memorie” del novembre 1874, si mette in rilievo come il progresso dell’agricoltura non dipende da alti dazi, ma dal basso prezzo del ferro e delle macchine: sarebbe anzi opportuno abbassare i dazi sulle macchine agricole, perché la maggiore domanda andrebbe a beneficio anche dei produttori nazionali, instaurando un circolo virtuoso[25]. Molto si discute, si propongono progetti interessanti, ma poco, in ogni modo, si muove nelle campagne goriziane: alcuni possidenti giungono a considerare l’emigrazione un fenomeno utile ad allentare le tensioni sociali nelle campagne. Al contrario, gran parte dei personaggi più illuminati dell’Accademia goriziana, e tra questi Guglielmo Ritter, ritengono che l’emigrazione sia una perdita di preziosa manodopera per la provincia. Le tensioni sociali sono latenti: già nel 1858 Ettore Ritter nella prima relazione della Camera di Commercio goriziana segnala il problema dei cosiddetti “sottani”, braccianti senza terra che si danno a furti e danneggiamenti. Nel 1870 il problema non appare risolto, semmai aggravato: scema la sicurezza nelle campagne e aumenta il numero dei furti e dei vagabondi[26]. Negli anni successivi la situazione non muta, anche se, a livello di discussione accademica, sembra vi siano dei progressi positivi[27]. A fronte di una possidenza trincerata nelle sue consuetudini, di un movimento d’innovatori sempre più isolato, nella realtà delle campagne goriziane la grande novità è quella del movimento cattolico: esso propone l’opposizione alla grande azienda capitalistica[28] e la tutela della piccola proprietà contadina attraverso i nuovi organismi cooperativi (casse rurali, assicurazioni, cooperative d’acquisto)[29]. A quest’ultimi aderiscono anche alcuni possidenti, ma la stampa della Società agraria trascura questa presenza innovativa. Solo pochi anni prima della guerra la cosiddetta “questione colonica” trova una parziale soluzione, poi cancellata dagli esiti del conflitto[30].

 

 

 

 

Fig. 5

 

Tratto da “Atti e Memorie della Società Agraria di Gorizia”, fascicolo 1876, p. 274.

La tenuta di Monastero.

Nei primi anni Trenta del secolo, Ettore Ritter era stato inviato dal padre Cristoforo in Inghilterra per osservare le caratteristiche produttive e sociali di quella che era la prima società industriale del mondo. Qui Ettore aveva potuto conoscere non solo la struttura industriale e finanziaria, ma anche notare la grande produttività dell’agricoltura inglese, in grado di nutrire folte schiere di operai inurbati. Nel 1849 egli è presidente della Società Agraria, che nella prima metà del secolo aveva condotto una vita decorosa, ma sostanzialmente avulsa dalla realtà produttiva. Tra il 1850 e il 1878 Ettore Ritter procede all’acquisto della tenuta di Monastero dal Conte Cassis Faraone e di numerosi appezzamenti nell’agro aquileiese.  Non è certo l’unico personaggio di spicco ad effettuare investimenti nella bassa pianura, intersecata da canali e già ricca ai tempi di Roma. Negli anni Cinquanta Ettore Ritter assume cospicue responsabilità nella gestione della politica industriale della famiglia e, come presidente della Camera di Commercio e industria, dell’intero Circolo di Gorizia. Possiamo supporre che pensi ad una diversificazione degli investimenti “reali”, in un momento di euforia finanziaria[31]. Ettore, inoltre, era a conoscenza dell’importanza cruciale di un’efficiente produzione agricola nel momento in cui, con il prevedibile sviluppo dell’industria, una parte  della forza lavoro sarebbe stata attratta dalle campagne agli impieghi manifatturieri. Oltre ad essere un buon affare, un’efficace gestione della tenuta aquileiese poteva avere anche un effetto di “dimostrazione” positiva sugli altri possidenti, stimolando innovazioni e miglioramenti nel settore agricolo[32].  L’obiettivo di Ettore è, quindi, anche quello di assumere una leadership  nell’ambito del possesso  fondiario per consolidare il ruolo egemonico della famiglia in campo economico.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Nel 1873 appare sulle Memorie della Società agraria di Gorizia l’articolo “Di una escursione agraria a Monastero[33]. In sei pagine è descritta l’attività produttiva che si svolge nella tenuta, insistendo sui caratteri innovativi della gestione Ritter. L’articolo appare in concomitanza con la pubblicazione di Gorizia, la Nizza Austriaca, in cui il barone Czoernig prefigura per la provincia goriziana il ruolo di fornitrice di derrate alimentari e primizie per il centro dell’impero, Vienna[34]. La concomitanza non è casuale a nostro parere, perché tra i Ritter e Czoernig ci fu una notevole coincidenza di programmi politici ed economici. Purtroppo il 1873 è anche l’anno in cui esplode la bolla speculativa sui mercati finanziari di Vienna e di Berlino[35]. Inizia, così, un ventennio caratterizzato da crisi economiche ricorrenti[36], aggravate nel settore agricolo europeo dall’afflusso di cereali a basso prezzo dall’America nel decennio Ottanta: la conseguente crisi dell’agricoltura goriziana dimostra la bontà delle scelte innovative dei Ritter che, però, continuano a restare attori isolati assieme a pochi altri pionieri, come il Chiozza (Scodovacca), il Levi (Villanova), il Della Torre (Romans). Mancano strumenti di credito per far affluire capitali in agricoltura, ma, soprattutto, manca il coraggio di alterare i rapporti sociali e contrattuali esistenti, di cui i contratti di colonato erano il carattere più tangibile. La tenuta di Monastero può rispondere efficacemente alle sfide che nella seconda metà del secolo le vengono incontro. Sarà sempre lontana, però, dagli ideali dell’universo goriziano per il quale il mondo non può procedere se non con “posata ed aristocratica lentezza”.

La visita a Monastero è effettuata il 17 marzo 1873 da una classe d’allievi di un istituto tecnico agronomico udinese.

L’escursione di studio inizia con la visita alle stalle che ospitano i cavalli impiegati per i lavori nei campi[37]. L’uso del cavallo è preferito a quello dei buoi per la maggior forza degli animali e per la velocità con cui può essere effettuato ogni genere di lavoro. Il cavallo ha esigenze più cospicue in fatto di alimentazione, ma questo è compensato dalla sua maggiore efficienza al traino[38]. La pulizia delle stalle ed il conseguente benessere degli animali emergono anche in un passo successivo: ”Spaziosa, ben costrutta, e utilmente orientata è la stalla … fornita di 14 finestre che ampie ed aperte in alto nelle pareti laterali, insieme ad opportuni ventilatori mantengono l’aria dell’ambiente con vantaggio ricambiata e quindi molto propria alla salubrità dei custoditivi animali [39]”.  Gli animali sono ben trattati ma anche ben nutriti, con una mistura di erba medica, radici di barbabietole, pula di riso con crusca di frumento e panello di ravizzone[40]. Lo stabilimento produce latte usato sia per la produzione di burro che per la vendita. Anzi l’azienda stessa valuta, volta a volta, se è più utile produrre il burro o esitare il latte sul mercato triestino[41].

Accanto agli animali sono mostrati nuovi aratri (Hohenhelm e Grignon) costruiti nelle officine della fattoria: la costruzione in loco si propone di realizzare manufatti adatti “ai terreni, alle abitudini dei coltivatori e al bestiame da tiro”[42].

Anche nella sistemazione dei campi sono impiegati manufatti prodotti in loco. È utile proporre la lettura integrale del brano relativo perché indicativo dell’approccio alla produzione agricola moderna.

“Venivano indi mostrati negli ordinati e ben colmati campi, ove occupati dal frumento nel più lusinghiero aspetto, ove dai foraggi, ed ove approntati alle coltivazioni primaverili, gli effetti benefici della fognatura tubolare, in larga scala ivi attivata. Furono indicati i luoghi di scarico delle fogne collettive nei fossi maestri di scolo. Fu detto come le cannelle di terra cotta all’uopo necessarie venissero approntate per cura della medesima amministrazione nel luogo, formandole mercè utile argilla trovata in quelle campagne, con convenienti macchine, e poi in bene appropriato asciugatoio prosciugate e indi in fornace economica e molto opportuna sottoposte alla necessaria cottura. Fu fatta attenzione allo sviluppo vantaggioso, … del frumento seminato a mezzo della seminatrice meccanica”[43].

I terreni aquileiesi sono soggetti a ristagni d’acqua e per questo la proprietà ha previsto una fitta rete di tubazioni di scolo, che difficilmente possono otturarsi: questa è la sistemazione fondamentale per una regolazione del terreno agrario in questi siti. Nei terreni più prossimi al mare sono utilizzate macchine a vapore per sollevare l’acqua e smaltirla nei canali di scolo. Frequente è il riferimento all’uso di macchine e attrezzi specifici per organizzare il lavoro agricolo, senza sprechi e con risparmio di manodopera. Nel brano sopra riportato troviamo l’accenno alla seminatrice, e, in altra parte dell’articolo, sono descritte una trebbiatrice a vapore e una macchina sgranatrice manuale che, azionata da tre uomini, permette di separare i grani del mais dai tutoli con notevole efficienza: in una giornata di lavoro, infatti, è possibile recuperare con questa macchina 50 ettolitri di granella[44]. Per lavorare a fondo i terreni aquileiesi, spesso argillosi, infine, si ricorre a “ripuntatori” o “scarificatori”[45], erpici[46]. La presenza di macchine a vapore è segnalata nelle dipendenze di Ronchi, Beligna, Paludo Anfora e Paludo Ausa. L’inventario compilato per la successione di Ettore Ritter segnala la presenza a Monastero di un locomobile, macchina a vapore mobile usata per azionare trebbiatrici e tagliatrici di paglia. Secondo l’inventario il valore complessivo di animali e macchine nel 1879 è pari a 48.635 fiorini, a fronte di 291.161 fiorini per capitale fisso (terre e costruzioni)[47].

La tenuta dispone anche di un mulino per macinare ossa animali: grazie al mulino si ricava il componente essenziale di una mistura di cenere e polvere d’ossa[48] (ottanta per cento cenere e venti per cento polvere d’ossa) usata nella concimazione dei campi, nella misura di 8,5 quintali per ettaro.

La concimazione è, in genere, un’operazione cui l’azienda dedica molte cure: sui campi invernali s’arriva ad effettuare la concimazione con sterco di buoi e cavalli nella misura di 400 quintali per ettaro. La gran quantità di concime impiegata su terreni cerealicoli non deve stupire, perché nella seconda metà del XIX secolo la fisiologia delle piante cominciava ad essere nota, soprattutto grazie alle opere di Justus Liebig (1803-1873)[49]. Con tali trattamenti, ottimi sono i raccolti di granturco e di rinomata qualità: nel 1861 all’esposizione internazionale di Londra sono inviate le pannocchie del granturco giallo pallido e di quello bianco coltivate a Monastero[50].

Infine le vigne. Nella tenuta di Monastero non esiste consociazione tra viti e altre coltivazioni. Queste ultime sono messe a dimora separatamente per qualità diverse, utilizzando vitigni stranieri: Riesling, Borgogna, Traminer. Le piante sono tenute basse per agevolare la vendemmia e sono sostenute da pali secchi. Le aree vitate sono accuratamente zappate per evitare la crescita di piante infestanti[51]. I vini bianchi di Monastero sono particolarmente lodati nel corso della Riunione generale della Società Agraria goriziana, tenuta a Cervignano il 4 ottobre 1876[52], mentre il vino Refosco riceve la medaglia d’argento nel concorso organizzato il giorno dopo a Strassoldo[53].

L’articolo fa cenno, in finale, alla coltivazione del riso, coltura industriale che avrà un notevole sviluppo nei decenni successivi anche nella Bassa Pianura Friulana italiana[54].

Un articolo del 1877 informa, ancora, che la direzione di Monastero diffonde la coltivazione del ravizzone, utilizzato come foraggio per gli animali e concime, e quella del “Salice da canestrajo”, che assicura notevoli profitti grazie alla vendita dei vimini[55]

Monastero è l’antitesi della classica tenuta goriziana. In essa rileviamo la sistemazione preventiva dei terreni, la rottura della consociazione viti - colture cerealicole, disponibilità di concime, stalle ben curate, trazione tramite equini, impiego di macchine, conduzione diretta, impiego di manodopera salariata.

C’è, però, un ultimo punto che mostra la capacità innovativa della gestione Ritter, la contabilità analitica applicata ai fondi agricoli. Per ogni particella è tenuto il computo delle entrate e delle uscite: materiali, manodopera, impiego macchine, produzione ottenuta. In questo modo la proprietà è in grado di calcolare con buona approssimazione la rendita a raccolto concluso. La conoscenza della rendita permette di cambiare la destinazione della particella colturale in caso di perdite. Si dispone, pertanto, di uno strumento in grado di orientare le scelte gestionali verso la massimizzazione del profitto complessivo della tenuta[56]. L’organizzazione di Monastero è amministrata da fattori stipendiati, ma sotto la direzione di Ettore Ritter. Alla sua morte, nel 1878, la Deputazione centrale della Società Agraria lo celebra come “uno dei più zelanti ed operosi promotori dell’agricoltura razionale[57]

L’innovazione agraria si compone di una combinazione di fattori: investimento, cambiamento dei rapporti sociali (transizione della manodopera da contratti di mezzadria colonica a contratto bracciantile), impiego di macchine, strumenti di misurazione del profitto. Ma, anche, della capacità di individuare nuovi segmenti d’attività. Pochi anni dopo la tenuta di Monastero organizzerà vivai di barbatelle di vite per rifornire i viticoltori provinciali i cui impianti erano stati distrutti dalle malattie. Questa attività giunge a compensare le perdite sulla produzione di cereali, i cui prezzi sono calanti a partire dai primi anni Ottanta del secolo.

La riproduzione di barbatelle resistenti ai parassiti trova ampio spazio nel breve “Ragguaglio pubblicato in occasione dell’Esposizione mondiale di Parigi 1900” a cura di Eugenio Ritter[58]  seguente di poco più di un quarto di secolo l’articolo del 1873. In questa sede Eugenio, figlio di Ettore, si sofferma sulle produzioni della tenuta all’inizio del XX secolo: dai vini, al riso, alle barbatelle, dal latte ai bachi da seta. Nel 1900 Monastero si estende su 1200 ettari e i terreni sono coltivati nella stragrande maggioranza direttamente dalla proprietà (cinque sesti), mentre i restanti sono affidati a coloni in mezzadria. La tenuta dispone di un brillatoio dotato di turbina idraulica per la pilatura del riso, due mulini idraulici, una latteria. Nei terreni coltivati a risaia, è in attività una turbina a vapore, mentre sono operative diverse trebbiatrici a vapore[59]. Nel capitolo dedicato alla viticoltura si dice che Monastero e i comuni limitrofi sono immuni dalla fillossera[60]. Un pregio importante ricordando le difficoltà della viticoltura goriziana nella seconda metà del XIX secolo di cui abbiamo già fatto cenno. Una delle soluzioni per combattere la fillossera, che colpisce le radici delle piante, è l’innesto di viti europee su zoccolo di viti americane. La direzione di Monastero, perciò, s’affida per le nuove piantagioni a viti innestate sopra zoccolo americano, forse anche a titolo di presentazione dell’attività del vivaio di viti madri americane. Questo vivaio occupa 12 ettari e fornisce due milioni di “magliuoli”: cliente di riguardo per i porta innesti americani è anche il Ministero dell’agricoltura austriaco, cosa che attesta la bontà della produzione aquileiese. Questa attività raggiunge un tale livello monopolista, da indurre nel 1904 la Società Agraria (in cui Eugenio Ritter non occupa più un ruolo rilevante) a presentare al governo  un progetto per l’impianto di un vivaio di barbatelle provinciale, onde evitare “la speculazione privata”[61]. Se la coltivazione del riso a Monastero si riduce sullo scorcio del secolo a causa della disastrosa concorrenza del riso asiatico, la produzione di latte rappresenta sempre un settore ad alto valore aggiunto, indirizzata all’approvvigionamento del vicino mercato triestino[62]. L’allevamento di vacche da latte richiede un’efficiente praticoltura, cui si dedicano sforzi tecnici ed organizzativi. I terreni destinati a piante foraggiere sono collocati principalmente nelle località più vicine al mare. Per questo motivo sono difesi da argini e da “saracinesche automatiche”, e per prosciugare i prati a primavera è utilizzata una turbina a vapore. Lo strame per le stalle è ricavato da giunchi palustri, dando così pari importanza alla tecnologia corrente e alla tradizione locale. Anche il “Ragguaglio” del 1900 mette in rilievo, così, la continua ricerca d’opportunità e di attività redditizie. Si configura, pertanto, una gestione non statica e tradizionalista[63], attenta al mercato, come già osservato nel citato articolo del 1873, ma capace di rivalutare gli aspetti positivi della tradizione.

Ultimo settore strategico per l’efficienza di Monastero è quello dei trasporti. L’interesse per i trasporti è, possiamo dire, un tratto “genetico” dei Ritter quali imprenditori. Cristoforo Ritter aveva creato la sua fortuna con un trasporto marittimo di salnitro. In seguito, la costruzione della grande raffineria zuccheri di Gorizia aveva spinto la famiglia a curare le vie di comunicazioni terrestri con il settentrione: lo zucchero era esportato verso i mercati di consumo austriaci su grandi carri a trazione animale, i cosiddetti “parisenwagen”. Nel 1856, Ettore Ritter fa pressioni sui circoli imperiali perché il percorso della Ferrovia Meridionale Trieste-Venezia tocchi Gorizia: nasce allora la deviazione ferroviaria, nota ancor oggi come “ansa di Gorizia”. Nel primo lustro degli anni Ottanta del XIX secolo, la tenuta aquileiese può esportare i suoi vini e la sua produzione attraverso i canali e la navigazione di cabotaggio verso Trieste. Da qui la produzione raggiunge ogni angolo del mondo, ma, in particolare, il centro dell’impero, Vienna. Il trasporto ferroviario garantisce, però, maggiori potenzialità in termini di quantità trasportate ed affidabilità. Nel 1888 Eugenio Ritter, presidente allora della Camera di Commercio goriziana e figlio di Ettore, pubblica quello che possiamo definire un “manifesto” per i trasporti nella provincia. Nel suo opuscolo “Le nuove risorse del Friuli Goriziano” sollecita investimenti per la costruzione delle cosiddette “ferrovie economiche”: i binari di questi treni leggeri dovevano diramarsi da Gorizia verso Cervignano, e da qui raggiungere Aquileia. Era un progetto inteso a ridare centralità commerciale a Gorizia collegandola con la Bassa Pianura friulana. “Le nuove risorse del Friuli Goriziano” può essere letto come un documento di “programmazione dello sviluppo economico e di organizzazione del territorio”, dove le ferrovie locali sono gli assi su cui poggia l’assetto territoriale[64]. Le ferrovie locali di Eugenio Ritter si propongono di abbracciare la quasi totalità delle Contee di Gorizia e Gradisca con la realizzazione di una struttura urbana allargata con possibilità di collegamenti nord-sud ed est-ovest. Non solo le grandi proprietà dell’agro aquileiese potrebbero raggiungere via ferrovia Trieste e poi Vienna[65], ma Gorizia si affaccerebbe al mare tramite i porti fluviali di Cervignano ed Aquileia, e da questi ultimi a Trieste e al Levante. L’obiettivo è di valorizzare non solo le esportazioni, ma anche la vocazione turistica del capoluogo e della provincia. Il progetto, però, non riesce a decollare per i veti incrociati dei paesi della Bassa Pianura e di quelli della montagna, mentre, nel 1894, è costruita la Trieste - Cervignano, la direttrice per l’Italia[66]. Il progetto di Eugenio Ritter è ripreso nel 1906 dal presidente, G. Pajer e dal segretario della Società Agraria, C. Hugues, nell’articolo “Per una ferrovia economica tra Gorizia e Cervignano[67], in occasione dell’inaugurazione della ferrovia Transalpina. Ma il “sistema ferroviario Ritter” non è mai realizzato. Pochi anni più tardi, nel 1910, è inaugurata la ferrovia Cervignano-Belvedere Grado, che stabilisce, per vie tortuose[68], una direttrice tra Bassa Pianura, Gorizia e centro dell’Impero. È il caso di dirlo: troppo poco e troppo tardi.

 

 

 

Fig. 6

 

 

Pompe da vino. Da “Atti e Memorie della Società Agraria di Gorizia”, fascicolo 1876, p. 293.

 

Fig. 7

 

Pigiatoio da uve. Da “Atti e Memorie della Società Agraria di Gorizia”, fascicolo 1876, p. 516.

 

 

 

 

Fig. 8

 

Nuova macchina per la distillazione. Da “Atti e Memorie della Società Agraria di Gorizia”, fascicolo 1877, p. 488.



[1] Il contratto d’acquisto è presente in Archivio di Stato di Gorizia (poi ASGO), Libri Strumenti Tavolari, (poi LST) b. 163, tomo 202, doc. 922 del 18 agosto 1830. La Signoria di S. Daniele comprendeva oltre a case e terreni nelle immediate vicinanze di S. Daniele del Carso anche centri più prossimi a Trieste come Pliscavizza, Brestovizza e Dottogliano (Duttogliano, oggi Dutolje).

[2] Ibid.

[3] ASGO, LST, b. 216, tomo 259, doc. 1903 del 21 marzo 1840. Esecuzione testamento G. Cristoforo Ritter. Ibid., b. 266, tomo 313, doc. 526 del 19 maggio 1849.

[4] ASGO, LST, b. 282, tomo 326, doc. 598 del 22 maggio 1851. La vertenza riguardava le case numero 18 e 61 di S. Daniele, ed era già iniziata nel 1834 su iniziativa di Giovanni Cristoforo Ritter. Michele Coronini, il venditore, non aveva intavolato correttamente all’acquirente i due enti. La vertenza si chiude, pertanto, solo dopo diciotto anni.

[5] ASGO, LST, b. 282, tomo 344, doc. 773 del 26 maggio 1854. A S. Daniele, borgo Cobdil, nasce nel 1865 l’architetto Massimiliano Fabiani.

[6]Il giro del mondo in ottanta giorni” di Jules Verne illustra, sotto specie di racconto avventuroso, la realtà del tempo. La tecnologia europea del vapore e della meccanica aveva unito il mondo nella sua prima rete globale. Nel XIX secolo, però, muovono i primi passi anche la fotografia e il cinema.

[7] Su questi autori si veda in particolare Antonio SALTINI, Storia delle scienze agrarie, Edagricole, Bologna, 1979.

[8] Cfr. Justus LIEBIG, La chimica applicata all’agricoltura ed alla fisiologia, Federico Volke, Vienna 1844. a pag. 6 del testo così scrive il Liebig: “Senza un’estesa e ben fondata cognizione dei nutrimenti delle piante nonché delle fonti d’onde sorgono non si può ammettere il perfezionamento dell’industria, fra tutte principale, dell’agricoltura”.

[9] Cfr. Bernard Hendrik SLICHER van BATH, Storia agraria dell’Europa occidentale, Einaudi, Torino, 1972, p. 415.

[10] Così in un articolo di “Atti e Memorie dell’i.r. Società Agraria di Gorizia” fasc. anno 1888, p. 102: “E a proposito dell’America, è da riflettere che dessa è quattro volte in superficie l’Europa; ha quattro volte meno popolazione; i terreni, specie là dove è rivolta l’emigrazione dei nostri contadini, non costano nulla; non li aggrava alcuna imposta; sono vergini; vi si applica direttamente la cultura razionale; si ara a vapore, si semina a vapore, si miete a vapore, si trasporta a vapore”.

[11] Tra il 1840 e il 1888 la superficie coltivata aumentò del cinquanta per cento, cioè da 500 a 750 milioni di acri. Metà di questo aumento si verificò nelle Americhe. Cfr. Eric HOBSBAWN, Il trionfo della borghesia (1848-1875), Roma-Bari, Laterza, 1976, pp. 218-219.

[12] Cfr. Furio BIANCO, - L’armonia sociale nelle campagne-. Economia agricola e questione colonica nella Principesca Contea di Gorizia e Gradisca tra ‘800 e ‘900, in AA.VV., Economia e società nel Goriziano tra 800 e 900, a cura di F. Bianco e M. Masau Dan, Monfalcone, Edizioni della Laguna, 1991, pp. 33-66.

[13] Cfr. Difetti più notabili e generali della nostra agricoltura, in “La Cerere”, anno I, n. 1, 2 novembre 1850, p. 6.

[14] Ettore Ritter entra nella Società Agraria nel 1845. Dal 1848 è membro della Deputazione centrale.

[15] Cfr. “Atti e memorie della Società Agraria di Gorizia” (poi “A.M.S.A.G.”), anno XIII, nn. 4-7 del primo aprile 1874, seduta del 9 marzo 1874, p. 91. “È deliberata la nomina di un comitato di 5 membri (poi 7) da farsi dalla Deputazione centrale, il quale abbia ad iniziare l’opera d’irrigazione anche alla sponda destra dell’Isonzo dai monti al mare, con la contemporanea regolazione di quel fiume e dei suoi confluenti, commettendo gli studi a valenti uomini in arte”. I sette membri del comitato sono: Ettore Ritter, Francesco Candussi (Romans), Alberto Levi (Villanova), Michele Locatelli (Cormòns), Nicolò Mantica (Soleschiano), l’ingegner Raffaele de Vicentini (Trieste), Giuseppe Ferdinando Del Torre (Romans).

[16]  Cfr.  “Condizioni agricole”, in “A.M.S.A.G.”, n. 1 del primo gennaio 1873, anno XII, pp. 10-11.

[17] Ibid., p. 10. “I mezzi di comunicazione sono ancora imperfetti; devesi far fronte ad una rovinosa concorrenza da parte di paesi sparsi su tutto il globo terracqueo, i quali favoriti da un suolo vergine possono produrre con tenue spesa e si valgono di bassi noli marittimi, e delle ferrovie che li favoriscono con tariffe differenziali – di quelle ferrovie costruite in parte con i nostri denari - (leggi Ungheria, n.d.A.) per dominare i nostri mercati con alcuni importanti prodotti, come p.e. lana, animali da macello, frumento”. Il ruolo delle ferrovie nel determinare la decadenza dell’agricoltura goriziana è rilevato nelle Pertrattazioni della prima Dieta Provinciale, 1861-1866, seduta del 26 marzo 1863, pp. 460-461: “Col vino, con l’utile del gelso scomparvero veramente appo di noi la rendita netta, perché la minor bontà e quantità di cereali che danno attualmente i fondi, non arrivano ad agguagliare il valore del vino che se ne ritraeva un tempo; ora che l’agricoltura è in decadenza e la favorevole combinazione della vicinanza di un porto marittimo, la quale un dì procurava un pronto e profittevole smercio dei nostri granai ora è per noi cessata, dacché il Banato e l’Ungheria e altre regioni ci opprimono con una insuperabile concorrenza pel tramite delle ferrovie”. Sull’evoluzione dei differenziali economici interni all’impero asburgico nella seconda metà del XIX secolo si veda David GOOD, The economic rise of the Habsburg Empire, 1750-1914, Berkeley and Los Angeles, University of California press, 1984, pp.125 e sg.

[18] Ibid. “La coltura dei nostri operai agricoli ed in gran parte anche dei possidenti non è tale da promettere nei prossimi tempi un decisivo progresso nel sistema di coltivazione”.

[19] La piantata padana, di origine etrusca, era estesa in epoca moderna e contemporanea in tutta la pianura padana. Nella “piantata” la vite era maritata a “sostegno vivo”, cioè un albero, olmo o albero da frutta. Questa struttura aveva in passato caratteristiche positive innegabili: i tralci delle viti portavano i grappoli ad una certa altezza, e ciò garantiva buona insolazione e scarso contatto con zone umide. L’uso di tecniche moderne, a partire dal XIX secolo in poi, rende poco economica questa organizzazione fondiaria. Da ricordare che tra i filari di viti erano coltivati i cereali, godenti, però, di scarsa insolazione. La coltivazione dei cereali tra i filari di viti comportava, però, una bassa produttività dei semi di grano o degli altri cereali.

[20]  Cfr. “Ancora della emigrazione” in “A.M.S.A.G.”, n. 1 del primo gennaio 1880, pp. 8-9.

[21] In “Utilità degli esperimenti in agricoltura”, “A.M.S.A.G.”, anno VIII, n. 17 del 10 settembre 1869, p. 235, gli esperimenti in agricoltura sono, in ogni modo, lodati: “Sotto questi punti di vista dobbiamo essere grati a quei campioni, come un Levi (Villanova di Farra), un Chiozza, un Ritter, un Pollai, i quali senza risparmio di spese hanno il coraggio di slanciarsi nell’incerto mare delle novità agrarie, dopodichè dopo qualche periodo necessario per conoscere i buoni e i cattivi risultati, veniamo loro mercè a giudicare cosa veramente faccia per noi”. Sull’attività di Luigi Chiozza cfr. L’attività imprenditoriale di Luigi Chiozza: dalla tenuta modello all’edificio macchina, a cura di Furio Bianco, Udine, Istituto per l’Enciclopedia del Friuli Venezia Giulia, 1986.

[22] La minaccia della filossera è segnalata in articoli su “A.M.S.A.G.”, anno VII, n. 19 del 10 ottobre 1868, p. 239, e anno XI, nn. 16-17, del 15 novembre 1872, p. 269.

[23] Cfr. “A.M.S.A.G.”, anno XIII, nn. 12-13, primo luglio 1874, “Le malattie del baco da seta”, p. 197-206.

[24] Così scrive Carlo de Colombicchio a proposito della produzione vinicola nel 1864: “ … Non l’empirismo da noi radicato, … ci vuole uno studio continuo, pazienza solerte e qualche dispendio, il quale se ben condotto potrebbe negli anni rendere il 100 per 100 …”. Cfr. “A.M.S.A.G.”, anno III, numero 16, 25 agosto 1864, p. 237.

[25] Ibid., anno XIV, nn. 7-8 del 18 febbraio 1875, p. 144.

[26] Ibid., anno IX, n. 11 del  10 luglio 1870, “Delle elezioni”, p. 177. Anche sul n. 17 del 10 settembre 1870 nell’articolo “Tutela della proprietà agraria”, p. 273, si lamenta l’incremento dei furti campestri.

[27] Si veda “L’evoluzione degli organi di stampa della Società d’agricoltura di Gorizia e  dei principali filoni di discussione nel XIX secolo”.

[28] Traccia di questa opposizione si ritrova nell’ultima pagina della Cronik und Stammbaum der Familie Ritter aus Frankfurt, Brünn, 1915, di Eugenio Ritter. Cfr. anche BIANCO, - L’armonia sociale nelle campagne-, cit., p. 53.

[29] Sugli organismi cooperativi e sul movimento cattolico nelle campagne cfr. Gian Francesco CROMAZ, Cooperazione cattolica e riforma agraria nel Friuli Austriaco, 1896-1918, Federazione delle banche di credito cooperativo del Friuli Venezia Giulia, 1994. Anche Fulvio SALIMBENI, Le casse rurali della Venezia Giulia. Note per uno studio di storia sociale, in Casse rurali ed artigiane. Dalle origini all’inserimento nella moderna struttura bancaria, a cura di Amelio Tagliaferri, Udine, Federazione regionale Casse rurali ed artigiane del Friuli Venezia Giulia, 1986, pp. 114-134. Infine A. LUCHITTA, La crisi dell’agricoltura della Contea e gli sviluppi dell’associazionismo nella seconda metà del XIX secolo, in La Camera di commercio di Gorizia, 1850-2000. Uomini e lavoro in 150 anni di storia, Gorizia, Libreria Editrice Goriziana, 2001, pp. 49-56.

[30] Cfr. BIANCO, “ -L’armonia sociale nelle campagne- , cit., pp. 33-66.

[31] Gli anni Cinquanta del XIX secolo sono caratterizzati in Austria da uno slancio economico che ha termine nel 1858 con una grave crisi finanziaria. Si deve ricordare che agli inizi del decennio erano stati scoperti i giacimenti aurei della California, e questo fatto aveva messo a disposizione degli operatori nuovi mezzi di pagamento, incrementando il dinamismo dell’economia mondiale. Lo slancio austriaco del decennio Cinquanta dipende, quindi, anche dalle scoperte californiane.

[32] L’arretratezza dell’agricoltura austriaca è considerata da alcuni studiosi una delle cause del carente sviluppo industriale dei territori asburgici. La chiusura mentale di molti proprietari contrasta con la personalità di Ettore Ritter, persona aperta alla sperimentazione. Quando la raffineria di zucchero di canna a Gorizia perde competitività per l’allargamento della produzione di zucchero di barbabietola, inizia la coltivazione di queste radici a Monastero, per sperimentare egli stesso le possibilità d’inserimento nel mercato. Vari fattori (trasporto, costo degli investimenti) lo inducono, però, ad accantonare questa impresa.

[33] Cfr. “A.M.S.A.G.”, anno XII, numeri 17-18, 25 novembre 1873, pp. 323-329.

[34] Cfr. Carl von CZOERNIG, Gorizia la Nizza Austrica, Gorizia, Cassa di Risparmio di Gorizia, 1987.

[35] La crisi del 1873 si collega ad una caduta degli affari a livello internazionale iniziata nel 1872 e prolungatasi fino al 1876. Cfr. Marco FORTIS, Competizione tecnologica e sviluppo industriale. Fasi dell’economia mondiale tra il 1850 e il 1990, Il Mulino, Bologna, 1993, p. 25 e sg.

[36] Altre crisi economiche a livello internazionale avvengono tra il 1883 e il 1887, e, nel successivo decennio Novanta, tra il 1890 e il 1895. Cfr. FORTIS, op. cit.

[37] Cfr. “A.M.S.A.G.”, anno XII, numeri 17-18, 25 novembre 1873,  p. 324.

[38] Nelle stalle di Monastero nel 1879 sono presenti 26 cavalli da tiro, mentre i buoi da tiro, usati prevalentemente in terreni paludosi erano 56. Cfr. ASGO, Tribunale circolare di Gorizia, Archivio generale, 1854-1897, b. 233, f. 24, ventilazione in morte di Ettore Ritter, 1878. Inventario di Monastero, Ponau, Greifenburg, Zahony.

[39] Cfr. “A.M.S.A.G.”, anno XII, numeri 17-18, 25 novembre 1873, p. 325.

[40] Ibid.

[41] Ibid., p. 328.

[42] Nelle dipendenze di Monastero, Ronchi e Beligna, erano presenti nel 1879 ventitre aratri tra normali e rincalzatori, e sei erpici. Cfr. ASGO, Tribunale circolare di Gorizia, Archivio generale, 1854-1897, b. 233, f. 24, ventilazione in morte di Ettore Ritter, 1878. Inventario di Monastero, Ponau, Greifenburg, Zahony.

 

[43] Cfr. “A.M.S.A.G.”, anno XII, numeri 17-18, 25 novembre 1873, p. 324.

[44] Ibid., pp. 328-329.

[45] Ripuntatori e scarificatori sono attrezzi agricoli che fessurano il terreno senza rivoltarlo per favorire il drenaggio del terreno: sono utilizzati quando il terreno è pesante o argilloso. In certi aratri il ripuntatore è associato al vomere.

[46] L’erpice è usato per rompere le zolle rivoltate dopo l’aratura profonda.

[47] Cfr. ASGO, Tribunale circolare di Gorizia, Archivio generale, 1854-1897, b. 233, f. 24, ventilazione in morte di Ettore Ritter, 1878. Inventario di Monastero, Ponau, Greifenburg, Zahony.

[48] Cfr. “A.M.S.A.G.”, anno XII, numeri 17-18, 25 novembre 1873, p. 325. Da notare la curiosità: le ossa macinate provengono in parte dall’antica Aquileia, emerse in seguito a scavi.

[49] Cfr. LIEBIG, La chimica applicata all’agricoltura e alla fisiologia, op. cit., e LIEBIG, La terra e l

Divagazioni poetiche

Sono le genti  e le stirpi

 

Sono le genti  e le stirpi

come le onde del mare

 che fuggono alla terra,

s’accavallano, ruggiscono,

rombano al sole, s’intrecciano

e si mescolano senza fine,

finché cede il vigore alla spiaggia piana,

e s’addorme ogni  goccia,

cede alla sabbia l’energia del vento

in quell’oblio che abbiam chiamato morte …

Big migrations and European strategic problems in XXI Century.

 

 

 

 

 

Big migrations and European strategic problems

 in XXI Century.

 

Written by

Luchitta Alberto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Duino Aurisina – Italy - January 2016

 

Index

 

Page  1 - Introduction: the origin of this book.

 

First Part. Examples of ancient and Roman History.

Page 3 - Ch. One – The causes of big migrations.

Page 5 - Ch. Two – The migrations in the Roman History (IV Century a.C.).

Page  8 - Ch. Three – The battle of Adrianopoli  (378 a.C.).

Page 10 - Ch. Four – The Goths conquer Rome (410 a. C.) and the end of the Western Roman Empire.

 

Second Part. Ideolgies and great migrations today.

Page 13 - Ch. Five – The causes of migrations in the the Mediterranean region in XXI Century.  - The mistakes of European politicians.

Page 16 - Ch. Six – The ideology of the globalization.

Page 18 - Ch. Seven – The oil’s problems of the United States and Pandora’s box in the Middle East regions.

 

Third Part – What will we do?

Page 20 - Ch. Eight – The limits to growth.

Page  22 - Ch. Nine – Where is Europe?

Page  24 - Ch. Ten – Where is Italy?

Page 26 - Ch. Eleven – The good gardener.

 

 

 

My thanks to Mrs.  Vidoli Gabriella.

 

Introduction

The origin of this book.

 

We live in an age of great changes. The changes concern the strategic role of all the great countries in the world and the economic and social structures of all societies on the planet. The changes of the human structures cause changes in the Earth’s structure (climate, territories, waters) too. The social and climatic changes often cause disorder and wars, which push many people to flee. So, little or great migrations arise. But the migrations are a result of changes, so the changes have to be the real subject of our study.

I hear the comments on television, radio, Internet about the present changes and migration, and understand that the general attitude is conditioned by false and absurd ideologies.

The more important Italian politicians, for example, do not follow the common interest of their citizens and country. They do not speak about the strategic role of Italy in the Mediterranean region as statemen, because this argument requires hard choices in international policy. The Italian politicians prefer to speak about the problem of migration with “heart policy” and follow the “ideologies” of integration and reception: they do not know the mentality of the migrants, and do not do anything to support the European civilization which has to change in order to became truley multicultural. The ideology of globalization governs the culture of Italian policy.

So in the following pages I will write not only about the migrations, but also of  the political and strategic changes which cause the migrations and the possible future of our society.

Many people, reading this book, may think that I am a racist. On the contrary, I hope that the reflections of this book can give someone a little insight into a possible safe future for European societies.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chapter One

The causes of migrations.

Scholars tell as the human race was born in Africa and then migrated in all the continents. Twenty thousand years ago, for example, Asian people migrated to America, walking on Baring Strait.  “Life is a jorney” is true for the human race since the beginning of time.

After the agricultural revolution of eight thousand years b. C., humans began to stay in designated territories.

But many people remained nomads and carried on moving, often attacking the agricultural people.

Eleven centuries before Christ the migration of “Dori” destroyed the Grecian kingdoms of “Achei”. In the second century a.C. the people of “Unni” attacked the German people and the Roman Western Empire.

These are examples of  the historical importance of great migrations in human history. Entire populations transferred themselves: men, women, boys, slaves, animals and wagons. An unstopped wave of humanity.

The causes of big migrations are various.

  1. Increase of people greater than supply of food. In specific ages the people of some regions increased strongly. The causes could be the growth of female fertility, better way of life, ruling male culture. The increase of people, however, can exceed the supply of food and work’s opportunities.
  2. Political desorder, revolutions, religious oppression and wars. In human conflict, often, who loses, goes away.
  3. Climatic changes. During the former centuries after Christ, for example, there was a climatic cooling in Euroasiatic regions. The nomadic people of northern and eastern regions lost their pastures, their lives worsened, and they began descending toward the Roman Empire. 

According to scholars, the societies of many states in North and South America were born of this melting pot. They think these migrations are important factors. But I do not agree.

If great migrations arrive in countries with wide open spaces, few inhabitants, and a lot of work, then, in the long run, the results of migration can be favorable. However, the natives of America and Australia think differently.

When big migrations collide structured societies in little spaces, lacking natural resources and work, with a high medium age of people, then, the result could be the collapse of the local societies. It is very difficult to organise and control large quantities of men and women, even for big organizations.

The collapse  of an ancient society may happen. No European politician, however, wants to contemplate this possibility. European politicians are blind, deaf and arrogant. Nobody wants to think that the European society can fall.

Roman history can show us the possible future.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chapter two.

The great migrations in Roman History before Christ.

In the second century b.C. the Roman people engaged the great migrations of “Cimbri” and “Teutoni”. These German people came from Jutland, invaded the “Noricum” (Austria) and then Gallia. In the “Noricum” they defeated the Roman army in the battle of “Noreia” (113 b.C.) and, then, in the battle of “Burdigala” (Bordeaux, 109 b.C.) in Gallia. After these events, the two barbarian populations understood that the Roman army could not defend the borders of the Roman Republic.

Seven years later (105 b. C.), “Cimbri” and “Teutoni” directly attacked the Roman territories. They destroyed the Roman army in the battle of “Arausio” (Provence): 80,000 legionaries fell on the battle field. The difficulty in engaging these migrant people put the Roman Republic in a panic situation (“terror cimbricus”).

The Roman Senate gave consul Gaio Mario the commander of the Roman army. The new commander reorganized the army, then in 102 b.C. engaged “Teutoni” in the battle of “Aquae Sextiae”, in Gallia Narbonensis (Provence). The next year, Gaio Mario engaged “Cimbri” in the Gallia Cisalpina. In the battle of Campi Raudii (Vercelli) the  “Cimbri” people were destroyed.

After half a century another great commander engaged great migrations. In 58 b.C. Caesar defeated the German chief Ariovisto, who led an alliance of German people to conquer Gallia, and in the same year defeated the people of “Helvetii” too. The “Helvetii” lived in the territories between the Reno river, the Giura mountains and lake Ginevra. In the year 61 b.C. “Helvetii” decided to migrate to Gallia: perhaps, the increase of population  reduced  the resouces of their territories, so they invaded the territories of “Aedui” and “Sequani”, allies of the Roman People. Rom hat to defend the allies in order to retain her power and position. But there was another reason, more serious. The “Helvetii” left their territories, but the Romans feared that other German peoples would occupy them. Roman Senate feared other uncontrollable migrations of German peoples, so the pressure of barbaric people could became dangerous on the Roman borders.

So, Gaio Mario and Caesar stopped the migrations of German peoples to the Mediterranean regions for a century. The great migrations are effort to conquer new territories. Only a strong political and military power can stop and control the migrations.

Today these historical events may give the European people a great teaching. Someone can think that it is very different the moving of armed men or helpless men. But I think that in every historical age the more important factor of desorder is the great crowd of moving people, even helpless, because number is weapon. The great number of refugees can take desorder and collapse in some social local organizations of a country. Later the collapse hits the whole body of society, above all if the politicians do not preoccupy theirself about their people. And so a new Mittle Age arises.

Chapter Three

The battle of Adrianopoli  (378 a.C.)

In the fourth century a.C. the Roman Empire was in crisis. The climatic cooling from the third century a.C. damaged the agricultal sector. The scarcity of precious metals created obstacles for commerce. The population of  the Empire and its  military power decreased, but the pressure of the barbarian people on the borders increased.

In the half of the fourth century a.C. the great migration of Unni in Bielorussia and in Ucraina pushed other barbarian people towards the Roman Empire. Amongst these barbarian people were the Gothes. In the year 376 a. C. the Goths asked the emperor Valente to be allowed to enter into the Empire. Valente thought that the Goths could be new workers or soldiers. So Valente and Frigiterno, chief of Goths, reached an agreement. The Romans had to give the Goths food and then, lands. The Goths had to give the Romans all weapons and noble hostages. But the Roman bureaucracy did not take into account the number of Gothic warriors, were not able to obteined their weapons and sold the food destined for the Goths an kept money for themselves.

Today only 60% of migrants who arrive in Italy are identified. The Italian bureaucracy know nothing about the ideas and culture of migrants. The situation of the Roman Empire in the fourth century a.C. and Italy in our century is very similar.

The activity of the Roman bureaucracy irritated the Goths, who began to ransack the lands of Tracia. No Roman commander could stop the Goths, and so, the Emperor Valente led an attack against them near Adrianopoli in 378 a.C. The Roman army was defeated and the Emperor Valente died on the battle field.

Adrianopoli was the first defeat of  the Roman army on battle field with a barbarian army. The battle had important historical consequences. The next Roman emperors had to accept more and more barbarian soldiers in the Roman army, and new barbarian people founded their kingdoms in the Empire. These various barbarian kingdoms were, only nominally, under Roman sovereignty. This process caused the fall of the Western Roman Empire in the year 476 a. C., but was stopped in the Eastern Empire in the sixth century a.C.

In this process the most important phenomenon was the conquest of the imperial territories. Today the spaces of our cities are occupied by migrants. The Italian citizens are afraid of going out in the evening in their cities. Migrants and delinquents occupy our cities and new “barbarian kingdoms” arise in the streets of our cities. It is the decline of our culture.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chapter four

The ransack of Rom (410 a. C.)

In the year 410 a.C. the barbarian army of “Visigoti” ransacked Rome, the icon of the Roman Empire.

The Emperor Onorio was in the new political capital city, Ravenna. The Roman army did not regain their efficiency after Adrianopoli, and the Western Empire had many problems. Many barbarian people were permanently in the territories of the Empire, in Gallia a commander, Flavio Claudio Costantino, rose up against the Emperor Onorio. In the court of Onorio there was a war between the dignitaries. In that time the more important dignitary was Stilicone. He was a “vandalo”,  a capable commander and an experienced politician.

In the first years of the fourth century Stilicone engaged  in and won against many barbarian armies: the Visigoti, led by the king Alarico in 402-403 a.C.,  the Ostrogoti in the years 405-406 a.C., and Vandali, Alani and Suebi in 406-407 a. C.. In the year 408 a. C. the Visigoti returned to Italy. The Emperor Onorio did not trust Stilicone and ordered his death. The Visigoti could now attack Rome and conquered the city in 410 a.C.  S. Tommaso d’Aquino wrote at that time: “The light of the world has died”.

There were many events that caused  the  fall of Rome in 410 a.C.

  1. The systemic caos in the territories of the Western Empire caused by the free movements of the barbarian people. Well, today the free circulation of people in the European Union becomes a “boomerang” when the wave of great migrations (from Lybia, Syria, Ethiopia, Somalia, Africa) crosses the borders.
  2. The systemic caos in the ruling class. In the year 410 a.C. the Roman ruling class was divided between supporters and enemies of  appeasement with the barbarian people, but the Romans had no effective power. The Roman army, the most important cornerstone of the Roman power, was stopped because of the admission of barbarian soldiers. Today in the European Union  the ruling classes are divided on the problem of migrations. The bureaucracy of the Union is in favour of liberty of movements for all people in Europe because of the ideology of globalization, but some European states,such as Hungary, Poland, Slovenia , Spain and Austria are against it. I think that these states are not racist, but realistic.
  3. At the end in the fourth century a. C. there was not longer a clear concept of political  and strategic role of the Western Empire. This problem is the same for the European Union today.
  4. In both cases the empty spaces (physical, political and cultural) are filled by migrants.
  5. The new culture broke the structures of local societies and caused their fall, so the old masters became slaves.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The chapter four brings to a close the part of this book committed to historical events in Roman History.

The analysis of these events tell us that the most important factors of the great migrations in that time were social factors (increase of populations and decrease of the means of life) and climatic changes.

In the next chapters (part two) we will examine the events of the contemporary time.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chapter five.

The causes of great migrations today.

The great migrations of the mid of twenties of this century have clear causes. In the years eighties and nineties of the last century in large regions of North Africa and Middle East there was a major increase in population.

Many scholars tell that in these regions the population will grow from 430 million people today to 700 million in the year 2050.

The most important factor in this event is the change of the population’s age structure. The population of these region today is younger than thirthy years ago. Today people between the ages of 5 and 25 years  rappresent 40 % of the population. In the year 2025 in these regions the number of young worker will be 185 millions. Some scholars say that it would be necessary to create one hundred million of jobs, but it is impossible to achieve this objective, because the states of these areas are lacking resources. The lack of works and the political desorders in North Africa and Middle East have pushed young men to support Islamic fundamentalism. This was the birth of ISIS in Syria and Iraq. The success of fundamentalism has demographic, economic and social causes. The military answer can be efficient in the short term, but the real solution for the problem of this young population needs not only great investments, but a strong political leadership too.

Today the European Union has neither the money for investments nor the political leadership, because it is dependent on political objectives and military forces from the  USA, who has different interests in the Mediterranean and Arabic areas.

If the USA and the Europa defeat ISIS, the Mediterranean and Arabic areas will need a new “Marshall plan” to reconstruct the future of these societies and avoid great migrations to Europe.

 

Other scholars predict that there will be a great demographic increase in the whole of Africa in this century.

Graph. 1 explains this phenomenon.

Graph  1.

 

 

A study on the production of food in Africa shows that 65% of the cultivable lands are ruined by low output. The problems with farming, the great increase of population and the lack of other works  chases away the young African population and drives them to Europe, the Eden. The politicians of Italy, Europe and USA knew the precariousness of the African population, but in the last ten years they were absorbed by the financial problems and the economic crisis. They saw only what was directly in front of them.

A study of ONU predicts that in the year 2050 Italy will have 26 million migrants. Our politicians say that the migrants will work in Italy and their contributions  will help INPS pay the old age pensions to Italians. In Italy, a catholic country, the Italian family gets little help from the government.  Today we need someone to safeguard the INPS assets! Pursuant to our politicians the Italian people need migrants to save the economy, society and the future of Italy. They are very creative and I think that our politicians are selling the Italian people short.

Italian politicians seem to think that the migrants who have arrived in the last two years (2014-2015) can be integrated into our social structure without problems and conform to Italians rules. Remember that many ISIS followers are English citizens born in England. I think that the “integration” of migrants is an ideological hypothesis. The greatest problem of “integration” is religion. The majority of migrants in 2014-2015 are Muslim. The Muslim religion provides rules for both  spiritual and civil life. The structure of Muslim societies is different to European societies. The Muslim social groups are assembled by clans, the Muslim people do not understand the European liberal way of thinking. Secularity does not exist for a Muslim person, the “iman”, the priest, controls the minds of the followers and they think that democracy is a fairy tale.  But the politicians of USA and the European Union thought that the “Arabic springs” in the last years could take many Arabic people to democracy. A great illusion. The “Arabic springs” were only the fury of young men without employ and a democratic project. But the western politicians only see what they want to see.

Look at the political problems of Turkey in the year 2015. The Muslim party of Erdogan in this year is in crisis and oppresses jornalists, indipendent judges, young people and women. Turkey has learnt the rules of democracy over a period of eighty years thanks to the revolution of Kemal Ataturk (1923-1938). But democracy is too dangerous for a Muslim leader. So in this year, 2015, Erdogan and his followers are trying to change the course of history.

In the end, the western politicians do not understand the changes in the structure of the African population. They think that the liberal ideas are the best and Arabic and African people could accept them. They underestimate the brutality of those patriarchal societies and their fury against the western icons. A dangerous illusion.

                                                  Chapter  Six.

The ideology of the globalization.

Today the idea of globalization a key that opens every door. Every European politician has to contemplate globalization positively, because it is the equivalent of liberty.  The European and Italian politicians believe that it is indispensable “to think on global levels”. Is is very strange that these splendid minds have not evaluated the demographic problems of Africa and Middle East and marvelled at the great migrations to Europe in 2014 and 2015.Thinking “on global levels” is a lame excuse: the politicians cannot resolve the problems of their people and so globalization is an easy way out[i].

Now I will explain the birth of the idea of globalization in the ancient times and today. Historically the phenomenon “globalization” identifies a period at the end of an historical economic cycle, when the financial activities became dominant.  In the XVI century the Genoese merchants left their commercial activities and financially supported the Absburg Monarchy in their global Empire. In the next century Holland and Amsterdam became the financial global centre. In XIX century London replaced Amsterdam and the English assets were invested all over the world thanks to the development of communication and transportation (telegraph, trains, ships).

After a hundred years, in the eighties of the last century, the present cycle of globalization was born. The USA is the dominant economy in the world, but they emerged in the crisis of the seventies years. The USA there was not the most important industrial country anymore, but had interests all over the world, especially in the energy sector. In this period the American tax interest was growing and so many European assets went to the USA. New York became the most important financial center of the world and the USA administration began to defend the freedom of circulation of assets. In the same period the global management of financial trade was supported by the development of  the internet and mobile phone. The USA and  the European Union became rivals in the quest for the world’s financial assets.

Many important scholars analysed this financial trend and theorised that, in the new economic world, the financial assets could go all over the world, with the greatest freedom (money has no homeland). In the manufacturing sector the industries were moving into areas with lower wages. This phenomenon, however, increased the transportation costs and the dependence on oil of manufacturing systems[ii].

These ideas created a new way of thinking: the world is a global village, in which all people are citizens. This is correct for the financial management who has no homeland, country, family or tradition. There are managers who fly from Europe to Asia, from America to Australia. They see only a virtual world of assets . They do not know the difficulties facing workers, farmers and the poor. They do not consider the history and tradition of their homeland, they are interested only about the events of the virtual global world. This small number of people rule the global financial world, which is the foundation of the present economic cycle. So was born the civilization of globalization. The foundation of this civilization is the freedom of circulation of assets and people. Then, this bodes well the great migrations! We have the freedom of acquiring and consuming everything we want from Cina, India, South and North America. We are free to go everywhere. This freedom, however, can be poison in certain conditions. Today the free circulation of people in Europe became the free circulation of terrorists of 13rd november 2015.

The real freedom is based on the respect for other people, but this respect does not exist in the civilization of globalization.



[i] In october and november 2015 Messina, a city of Sicily, was in need water. A landslide had destroyed the aqueduct and there was no money to restore it. The Italian government said, however, at the same time that it would spend two billions Euro in Sicily, without saying where it would come from.

[ii] The latest statement on climate in Paris (december 2015) does not cancel the manufacturing globalization. Then, it is  useless.

 

Chapter Seven

The oil problems of the United States

and Pandora’s box in the Middle East regions.

In the last years of the Twentieth century the USA became “nett importer” of oil. The USA oilfields had little reserves and the governement would keep the international oil prices low. The OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries) had lost influence, but there were two important exporting countries, Libya and Iraq, that could control the free standing oil prices. The USA and the European Union considered Gheddafi (Libya) and Saddam Hussein (Iraq) to be dictators, but these leaders could stabilize the political situation in North Africa and in the Middle East regions. In 1990 Saddam Hussein captured Kuwait and became one of the most important oil suppliers. The USA and the European Union attacked and defeated Iraq in 1991. So Saddam Hussein could not influence the international oil prices and Saudi Arabia, important ally of the USA, became the most important country of the Middle East regions. In 2003, after the attack against New York in 2001, the USA and same European and Arabian countries, destroyed Iraq’s army and captured Saddam Hussein. After this victory Bush Junior, president of the USA, said: “This victory will give all people abundant oil at low prices”. In reality, he had opened Pandora’s box in the Middle East regions.

In the year 2011 France and Libyan rebels attacked and killed Gheddafi. After the death of Saddam e Gheddafi North Africa and the Middle East lost politician balance. The USA and the European Union could not create a new social and economic balance in Iraq and Libya and this caos supported Muslim fundamentalism and the birth of ISIS. Saudi Arabia and the other kingdoms in Middle East were the winners of the great game.

 After the beginning of the great crisis of 2008 poverty increased in the Arabian countries as well as a hidden hatred towards the Western countries. The social and economic instability supported the struggle between Sunniti and Sciiti in the Arabian world. This phenomenon caused the great migrations from the Middle East to Europe. In the same period the rich Arabian monarchies had a lot of assets and invested in the European Union too. They bought buildings, industries and service societies. Some people say that we are at war. The attack on Europe is very efficient, and the European politicians do not understand the situation. In a war the tanks break the defence lines, but the infantry conquers the territories. So, in this historical time the tanks are the assets of Arabian monarchies and the infantry are the migrants that occupy the European territories. Today the European politicians say that they will destroy ISIS, but ISIS is supported by some Arabian monarchies that have invested in Europe. So the European countries cannot destroy the terrorists and the great number of Muslim migrants will be the ruin of the European society.

There is another point of view. The Muslim migrants, often, find simple work and this soon becames a struggle between the haves and the have not. Muslim religion becomes the flag of the poor in a war between social classes.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chapter Eight.

The limits to growth.

In 1972 the book “The limits to growth” was published. In this book some scholars meditated on the state of the Earth, the trend of world population and available resources. The authors suggested some important objectives:

  1. Slow down the increase of world population.
  2. Preserve the agrarian lands that produce indispensable food.
  3. Limit the use of natural resources.
  4. Control pollution.

They concluded that the world society can be eco-friendly if there are no social inequalities because the social differences lead to the waste of wealth. The poverty, also, cause an increase of births and population. These events can cause great migrations, wars and desorders.

The theme of this book was not well received. The most important criticisms came from the scholars that claimed the basic importance of technology is to find new resources to substain the increase in population.

In 1978 Margaret Thatcher became Prime Minister of Great Britain. In 1981 Ronald Reagan became the President of the USA. Both politicians supported the theory of the free market and the reduction of the role of state administration. Economy should not have regulations and financial assets should not have stop anywhere in the world.

The theory of free market was accepted by the new powers, China and India. A new global power system was born, based on the american model of manufacturing and consumption, that needed increasing stocks of resources. So began a long period of global political instability (that continues today) caused by the wars for acquisition and control of natural resources like oil and food.

According to neoliberism theory the free market will allow an unlimited growth because technology will find new natural or artificial resources. Unlimited growth, consumptions and gains. We have technology for every problem. The politicians promise that we can eradicate the death too!

Nobody tried to stop the increase in population in Africa in the last years of the XX century. Today scholars say that in 2050 the human population on Earth will be 9 billion. The politicians think that people can eat locusts and larvas because the traditional farming cannot produce sufficient food for growing populations.

The USA is producing shale oil and shale gas to increase the fuel reserves, and thereby adding to pollution.

In China the levels of pollution, caused by the extreme use of oil and coal, are serious problem.

The Western politicians see only the problems at the end, terrorism, because otherwise they would be compelled to say things that would make them unpopular: stop population growth, personal mobility and manufacturing globalization that use up too much oil. Western societies should increase farming because food is the strategic product of the future. They should also look at craftsmanship because it safeguards work and does not use up natural resources. We have to reach stability in consumptions to avoid global competition and wars, that lead to global chaos.

The Western politicians, however, prefer the collapse of their societies instead of admitting that global chaos of competition is the cause of the great migrations and thereby calling up the four Horsemen of the Apocalypse.

 

 

 

 

 

 

 

 

Chapter Nine

Where is Europe?

Europe is a shadow, only a shadow. Is the European Union Europe? I say no. The European Union has only two Gods: PIL and Free Market.  The European Union has treated Greece, the cradle of our civilization, as a stupid girl. The rules of free market hold good even the streets of our cities are teeming  with the unemployd, this is good for the European Union’s Bureaucracy. This is not European Civilization.

The European Union is the slave of the USA that gamble with the food of Africa and the oil of the Middle East and stay sitting comfortably on the other shore of the Atlantic Ocean. NATO is the instrument of the USA, and I ask: where was NATO in those years of great migrations? NATO supports Turkey in the Middle East, but  Turkey does not have the same interests as Europe in this area because the Turkish politicians would like build a new Ottoman Empire in the Middle East. The USA say that Putin is the new Tzar, and someone in Turkey would be the new sultan.

Europe is made up of great and ancient cities. Rome, Paris, London, Venice, Warsaw, Berlin, Moscow, Vienna.

Europe is culture, from Tolstoi to Cervantes, from Cartesio to Croce, from Mann to Joyce, to Dante, Manzoni, Shakespeare, Goldoni, etc. Scientists such as Enstein, Volta, Fermi, Tesla, Koch, Pasteur, etc. … and saint persons such as Francesco, Ignazio de Loyola, Teresa of Calcutta …were born in Europe.

Europe, however, is Poitiers (732), Lepanto (1571), Vienna (1529,1683), Petervaradino (1716) too.  If only they could find the courage they displated during the First World War!

What are the strategic interests of the European people today?

  1. The social stability in the Old World: Europe, Asia, Africa. This objective needs a complex agreement with Russia that stretches from Europe to Asia.
  2. The social stability in the Mediterranean areas, Africa and Middle East. What is stability? Stability is good life for the inhabitants of these areas, and good life means adequate food, work and health cure. Europe has to support agriculture in Africa, where agrarian land is ruined and used for industrial products, so the farmers can live off in their lands and their products can be exported in Europe.
  3. Every European country should reach an agreement with the Muslim communities. The agreement should address the division between religious and political life. These agreements exist in the European tradition, but I think that the Muslim communities will not accept these agreements. Only in this manner will the European understand the Muslim’s way of thinking.
  4. The Europe have to reduce the dependence from the Middle East oil. It is necessary put limits to the individual mobility, increase the researches about the general energetic saving and new energies.
  5. The Europe cannot put limits to the scientific researches. We, European citizens, have to spend increasing amounts in this sector and in the  education.
  6. The Europe must help European families, not European banks. The family is the future of Europe.

It can be said: “These actions can only occure in a war economy!”

Yes, but this is a war for our survival.

 

 

 

 

 

Chapter Ten

Where is Italy?

Italy is Pinocchio country. In Italy the present political leaders tell many stories, but the Italians are even worse. 25 per cent of Italian families are on the breadline. The Italian family receives no help from bureaucracy, whereas migrants occupy the best hotels. Migrants are more important than Italians because they are source of income. Italy is a feudal state where bureaucracy is king, adamant and wasteful. The Italian political leaders are clowns in the court of the king and tell their tales to the Italians. The Italian bureaucracy is everywhere and is a master that nobody can ignore.

Many Italian industries moved to other countries in Europe or in China. The scientific research in Italy has died. The agricultural sector is in decline: in Italy we eat chinese tomatoes. France, Holland, Spain and Germany support their farmers but in Italy we have to respect the rules of the free market. In theory farmers should have certain rights, but in practice in Italy agriculture is slowly dying.

Young people in Italy cannot find work, because the migrants get all the work. It is said that the Italian does not want work. But the wages are low and young people cannot start a family.

The level of taxation is the highest in the European Union and the companies fail one after the other.

Bureaucracy, however, never fails.

What can we do in Italy?

  1. Eliminate 50 per cent of the Italian bureaucracy or increase their productiveness by 50 per cent.
  2. Support the Italian agrarian sector. It is fundamental for the economic and social future of our society.
  3. Help the artisan, because Italian arts and trades are an important sector of the Italian economy.
  4. Defend our land which has been abandoned or left to property speculation. Do not abandon any village. This program can provide work for many Italians, migrants and scientific researchers.
  5. Avoid construction of new buildings and increase the maintenance of existing ones: in this way it is possible occupy less land and help the construction firms.
  6. Help Italian families. In this way Italian people can support their children. Many Italians are homeless. It is stupid to say that only the migrants can support way of live of the Italian population.
  7. Defend Italian culture and traditions because integration should not mean the capitulation of the Italian people.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chapter Eleven

The good gardener.

The good gardener knows his garden. He walks along the paths, observes and examines the condition of the plants, trees, flowers and land.

The good gardener loves order and equilibrium in his garden. Order is  respecting the limits: every plant has to grow without impeding others plants. It is this order that allows all plants to grow freely.

The good gardener prunes back the branches of the trees lest they interfere with other plants. The gardener has to cut off excess buds. If freedom is unlimited, the garden will soon become a jungle.

The good gardener removes weeds, that damage the plants.

If he plants alien species, he controls them so as not to damage indigenous plants.

He irrigates every plant and flower in summer, safeguards their roots during the cold winter and takes care of them all.

He removes insects and leaf fungus (the terrorists).

The good gardener ends by saying: “I do my duty, I can defeat the fungus and the migrations of insects, but I cannot fight global pollution, because the polluters govern world! Economic profit is short lived, but my garden is for ever. The human race should return to Garden of Eden. Hear my song, please …

People are like the  waves of the sea …

They run, quarrel and fight one other,…

until they finally lie down on the tranquil beach …

and find the peace we know as death”.